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Come anonimizzare i dati prima di usarli su ChatGPT e altre AI

di | 19 Mar 2026 | AI pratica

Usare ChatGPT e strumenti simili per lavorare meglio è ormai normale. Il punto critico arriva quando, per fare prima, si incollano dentro email, preventivi, file Excel, elenchi di nominativi, note interne o report con riferimenti precisi a clienti, collaboratori, studenti e fornitori. Ed è proprio qui che conviene fare un piccolo scatto di maturità digitale: non bisogna rinunciare all’AI, bisogna imparare a darle meno dati reali possibile.

Va detto anche un altro aspetto. Le piattaforme non sono tutte uguali. Su ChatGPT, negli account personali, è possibile disattivare l’uso delle nuove conversazioni per il training e usare le chat temporanee, che non finiscono nella cronologia e non vengono usate per migliorare i modelli, anche se OpenAI segnala che una copia può essere conservata fino a 30 giorni per finalità di sicurezza. Nelle offerte business di OpenAI, i dati non vengono usati per l’addestramento per impostazione predefinita. Anche Google, Per Gemini in Google Workspace, Google dichiara che prompt, chat, file caricati e risposte godono di protezioni enterprise e che i dati Workspace non vengono usati per addestrare o migliorare i modelli fuori dal dominio dell’organizzazione senza permesso. Anthropic distingue tra offerte consumer e commerciali: nelle offerte commerciali dichiara di non usare chat e coding sessions per l’addestramento salvo opt-in esplicito; nelle offerte consumer può invece usarle in specifici casi, come consenso dell’utente, safety review, feedback inviato volontariamente o altri meccanismi di opt-in. Questo aiuta, ma non è un buon motivo per incollare dati identificativi in chiaro.

La logica giusta è molto più semplice: prima minimizzi i dati, poi usi l’AI. L’European Data Protection Board ricorda che vanno trattati solo i dati necessari e proporzionati rispetto allo scopo. Ricorda anche una distinzione fondamentale: la pseudonimizzazione sostituisce i dati diretti con alias o codici, ma quei dati restano dati personali; l’anonimizzazione vera, se fatta bene, rende invece la persona non più identificabile con mezzi ragionevolmente utilizzabili. Nella pratica quotidiana, quando usi ChatGPT, quasi sempre ti muovi nel campo della pseudonimizzazione. Ed è già un enorme passo avanti.

Il principio base: all’AI serve il problema, non l’identità

Questa è la regola da fissare in testa: per farti aiutare da un’intelligenza artificiale, nella maggior parte dei casi non serve dirle chi è il cliente, dove ha sede, chi è il referente, quanto guadagna, che email usa o quali nomi compaiono nel file. Le serve capire il compito, il contesto operativo e l’obiettivo finale.

Se devi farti aiutare a scrivere un preventivo, l’AI deve sapere che si tratta di un preventivo per un sito web, o per una consulenza SEO, o per una campagna Ads. Non ha alcuna necessità di conoscere il vero nome dell’azienda, il nome del titolare o l’indirizzo preciso dell’attività.

Da qui nascono alcuni trucchetti semplicissimi che puoi applicare subito.

1. Sostituisci nomi, aziende e luoghi con alias coerenti

È il trucco più facile e, spesso, il più efficace.

Se devi far scrivere all’AI un documento partendo da dati reali, non incollare:

“Preventivo per Azienda Agricola Rossi Srl di Olbia, referente Marco P., progetto affidato da Francesca M.”

Molto meglio trasformarlo in:

“Preventivo per Azienda Alfa, con sede in Città A, referente Referente 1, progetto seguito da Project Manager A.”

Il vantaggio vero è che l’AI continua a lavorare benissimo, perché i ruoli restano chiari. Tu, nel tuo file locale, sai perfettamente che Azienda Alfa corrisponde a un cliente reale. L’AI, no.

Il consiglio pratico è usare alias sempre coerenti lungo tutto il prompt. Se inizi con “Cliente A”, non cambiarlo poi in “Azienda X” tre righe dopo. La coerenza aiuta il modello a non confondersi e ti fa ottenere testi più precisi.

2. Trasforma le persone in codici quando lavori su elenchi e report

Questo è perfetto per docenti, consulenti, HR, project manager e chiunque lavori con liste di nominativi.

Hai un elenco di discenti, collaboratori, dipendenti o partecipanti e vuoi creare un report? Non caricare il file con nome e cognome in chiaro. Prima fai una copia del foglio e sostituisci:

  • Mario Rossi → D001
  • Lucia Bianchi → D002
  • Paolo Verdi → D003

A quel punto puoi chiedere all’AI di:

  • ordinare le note
  • raggruppare i profili per livello
  • scrivere una sintesi per ciascun codice
  • costruire un report generale

Nel tuo archivio privato terrai la tabella di conversione. In questo modo stai usando una forma pratica di pseudonimizzazione: sostituisci gli identificativi diretti con sequenze che hanno senso solo per te. L’EDPB cita proprio alias e numeri sequenziali come esempi di pseudonimizzazione e chiarisce che questa misura riduce il rischio, pur restando nell’ambito dei dati personali.

3. Tieni la “chiave” fuori dall’AI

Questo punto è collegato al precedente, ma merita una regola autonoma: la legenda che collega codici e persone reali non deve entrare nel prompt.

Può sembrare banale, ma è qui che spesso si rovina tutto. Si fa un buon lavoro di anonimizzazione, poi si scrive nel prompt una frase tipo:

“D001 corrisponde a Mario Rossi, D002 a Lucia Bianchi…”

A quel punto hai vanificato il vantaggio.

La mossa corretta è questa: prepari il materiale anonimizzato, lavori con l’AI, ottieni il risultato, poi fai il re-mapping manuale fuori dalla piattaforma. È un passaggio in più di pochi minuti che riduce molto l’esposizione inutile.

4. Chiedi prima il modello vuoto, poi compila tu

Questo trucco è potentissimo e vale per preventivi, email, report, verbali, schede progetto, offerte commerciali e documenti interni.

Invece di dire:

“Ti incollo il preventivo del cliente X con tutti i dati, miglioramelo.”

Meglio fare così:

“Crearmi una struttura di preventivo professionale per un progetto di rifacimento sito WordPress, con sezioni su obiettivi, attività, tempi, esclusioni e condizioni economiche.”

L’AI ti genera il modello vuoto. Poi sei tu, fuori da ChatGPT, a inserire nomi, cifre, riferimenti e dati reali.

È uno dei sistemi più intelligenti in assoluto, perché riduce il dato condiviso alla radice. In pratica fai fare all’AI il lavoro di struttura, linguaggio e ordine, lasciando a te la parte identificativa. Anche dire all’AI “comportati come” nel modo corretto può aiutarti a ottenere output più precisi senza dover condividere dettagli inutili.

5. Riduci il livello di precisione quando il dettaglio non serve

Molti prompt contengono dati troppo precisi senza alcun motivo operativo.

Esempi:

  • “Il cliente ha sede in via Roma n.3769, Sassari”
    può diventare
    “Il cliente opera nel Nord Sardegna”
  • “Budget mensile di 4.870 euro”
    può diventare
    “Budget mensile nella fascia 4-5 mila euro”
  • “Incontro del 14 marzo alle 11:30”
    può diventare
    “Incontro di metà marzo”
  • “Responsabile commerciale con 17 anni di esperienza”
    può diventare
    “Figura senior”

Questo approccio riduce la granularità del dato senza compromettere la qualità dell’output. Se l’obiettivo dell’AI è scrivere, riordinare, sintetizzare o proporre una struttura, spesso la precisione assoluta non serve.

6. Invia solo l’estratto utile, non il documento intero

Altro errore frequentissimo: caricare un file completo quando basterebbero dieci righe.

Se vuoi far migliorare una mail, non incollare l’intero thread con firme, recapiti, numeri di telefono, riferimenti precedenti, cronologia delle risposte e magari anche dati di terze persone. Incolla solo il passaggio davvero utile.

Se vuoi una mano su una relazione, non caricare tutto il PDF. Copia la parte centrale che ti interessa far riscrivere.

Se vuoi far sintetizzare un foglio, prova prima a esportare solo le colonne necessarie.

L’idea è semplice: meno testo reale entra, meno rischio ti porti dietro.

7. Usa segnaposto chiari per i dati sensibili

Quando elimini un dato, non cancellarlo in modo caotico. Sostituiscilo con un’etichetta leggibile.

Molto meglio scrivere:

  • [NOME CLIENTE]
  • [CITTÀ]
  • [IMPORTO]
  • [EMAIL]
  • [DATA]
  • [CODICE INTERNO]

piuttosto che lasciare buchi o cancellazioni confuse.

Per l’AI è utilissimo, perché capisce che lì esiste un’informazione che dovrà essere considerata nella struttura del testo. Per te è comodo, perché al termine sai esattamente dove reinserire il dato corretto.

8. Fai una copia “da AI” dei file che usi più spesso

Se lavori spesso con lo stesso tipo di documento, crea una versione standard pensata apposta per l’uso con l’intelligenza artificiale.

Per esempio:

  • template di preventivo già anonimizzato
  • report formativo con codici invece dei nomi
  • verbale con campi generici
  • bozza email con segnaposto
  • foglio Excel senza riferimenti diretti

In questo modo non devi ogni volta ricordarti cosa togliere. Parti già da un materiale “pulito” e riduci gli errori dovuti alla fretta.

9. Attiva sempre le impostazioni più prudenti del servizio che usi

Qui non stiamo parlando di anonimizzazione del contenuto, ma di una cintura di sicurezza in più.

Su ChatGPT personale conviene almeno verificare due cose: che l’opzione per usare le conversazioni per migliorare il modello sia disattivata e, quando il contenuto è delicato, che la sessione sia avviata in modalità temporanea. OpenAI specifica che le Temporary Chats non compaiono nella cronologia, non creano memorie e non vengono usate per il training, pur con conservazione fino a 30 giorni per sicurezza. OpenAI chiarisce anche che nei piani business, enterprise, edu e API i dati non vengono usati per addestrare i modelli per impostazione predefinita.

Il punto importante è un altro: queste impostazioni riducono il rischio, ma non trasformano un dato identificabile in un dato innocuo. Se poi usi GPT con azioni o strumenti collegati a terze parti, OpenAI segnala che i dati inviati a quei destinatari seguono le loro policy. Per questo la prudenza sul contenuto resta indispensabile.

Anche fuori da OpenAI le logiche cambiano in base al prodotto. Google, per Gemini in Google Workspace, parla di protezioni di livello aziendale e afferma che prompt, contenuti Workspace pertinenti, file caricati e risposte non vengono usati per addestrare modelli senza permesso. Anthropic distingue tra prodotti consumer e commerciali: nei consumer l’uso dei dati può dipendere dalle impostazioni privacy o da specifici casi di safety review; nei commerciali dichiara di non usare chat e sessioni di coding per il training salvo opt-in. Morale molto pratica: controlla sempre il tipo di account e le impostazioni effettive del servizio che stai usando oggi, perché le policy possono cambiare nel tempo.

Una routine di 20 secondi prima di incollare qualsiasi cosa

Prima di dare un testo all’AI, fai questo controllo rapidissimo:

  1. Ci sono nomi e cognomi reali?
  2. Ci sono email, telefoni, indirizzi o località troppo precise?
  3. Ci sono importi, date o riferimenti che posso generalizzare?
  4. Posso sostituire tutto con alias o codici?
  5. Posso chiedere prima un modello vuoto e compilare dopo?
  6. Sto incollando più materiale del necessario?

Se la risposta è sì anche solo a due di queste domande, hai già spazio per migliorare.

La verità è che anonimizzare bene non richiede competenze tecniche avanzate. Richiede una piccola disciplina operativa. Cambiare un nome, usare un codice, togliere un indirizzo, lavorare per modelli vuoti: sono gesti semplici, quasi banali. Eppure fanno una differenza enorme quando usi l’AI per lavorare con dati che riguardano altre persone.

Il vantaggio finale è doppio: proteggi meglio clienti e collaboratori, e allo stesso tempo costruisci un metodo di lavoro molto più pulito, professionale e sostenibile nel tempo.

Gian Gavino Buseddu

Gian Gavino Buseddu

SEO e Digital Strategist

Classe ’81, SEO & Digital Specialist. Ho fatto delle mie passioni il mio lavoro. Da 15 anni aiuto aziende, professionisti ed e-commerce a crescere tramite strategie organiche e di advertising.
Di me dicono: curioso, precisino, "quanto si mette una cosa in testa deve farla".
Ma ho anche dei difetti.